San Gerardo della Porta: una storia da conoscere e amare

Perché e come avvenne la canonizzazione di Gerardo della Porta da Piacenza vescovo di Potenza fino al 1119, anno della sua dipartita terrena?
Ebbene in questi giorni di festa incuriosito dalla questione ho ripreso in mano il libro di don Gerardo Messina “Dal Po al Basento”, in cui si ripercorrono le vicende storiche più importanti e dettagliate della vita del Santo Patrono e della festa a lui dedicata.
Rileggendo il paragrafo relativo all’evento annoto che il vescovo di Potenza, venne proclamato Santo (secondo alcuni nel 1120) con il rito della “viva voce” ovverosia mediante la pronunzia orale diretta da parte del Papa di allora, Callisto II. Tutto ciò ovviamente dopo che lo stesso Pontefice aveva ricevuto parere favorevole da una commissione preposta che aveva il compito di esaminare la vita e le virtù di Gerardo della Porta.
Cosa davvero particolare ed insolita se confrontata con i tempi di oggi poichè la Chiesa non si esprime se non dopo aver istituito e seguito il tradizionale iter , che dura in genere molti anni, chiamato processo canonico. Tra le altre cose, negli ultimi decenni, è richiesto che vengano riconosciuti dei miracoli attribuiti all’intercessione della persona oggetto del processo. La Congregazione per le cause dei Santi si esprime in genere solo dopo l’accertamento di episodi che la scienza non sà spiegare e solo dopo aver esaminato dettagliatamente tutte le testimonianze o documenti ricevuti.
Nonostante le ovvie difficoltà di conservazione e trasmissioni delle fonti, nella storia del nostro Patrono, un miracolo ci fu e venne menzionato. Forse fu anche per questo che la Chiesa dopo solo un anno dalla morte e sottolineo un anno, ritenne giusto decretare la canonizzazione di San Gerardo.
A farne accenno fu il vescovo Manfredi, successore di San Gerardo, il quale riferì che durante un tragitto in periodo estivo , il Santo in compagnia di chierici, fedeli e monaci giunse in una località della città detta Santa Maria; i suoi compagni di viaggio piegati dalla sete e oppressi dalla calura avrebbero desiderato bere un po’ di vino.
Il Santo impietosito da quella richiesta, dispose di farsi portare dell’acqua da una vicina fonte (localizzabile nell’attuale via Angilla Vecchia) e invocata la benedizione celeste la mutò in vino.
Il biografo scrive di non essere stato presente all’accaduto ma di averlo appreso dopo la morte di Gerardo poiché, per suo esplicito volere, chiese ai presenti di giurare che del fatto non ne dovevano fare parola almeno fino alla sua morte.
Di questo miracolo si parla sia nella “Historia” dello storico Rendina che in “Dell’Historia Ecclesistica di Piacenza” di Campi. Avvenimento successivamente raffigurato dal dipinto di Mario Prayer che immortala il miracolo nel disegno visibile nella Cattedrale di Potenza fortemente voluto dall’indimenticabile Mons. Bertazzoni nel 1933.

Ma c’è un altro motivo che indusse la Chiesa a concedere la canonizzazione del Nostro così celermente e senza esitazione alcuna, ed è un motivo altrettanto importante e significativo al pari del miracolo stesso. Sto parlando di quella imponente manifestazione di pietas cristiana che attraverso l’affetto, l’amore e la devozione il popolo potentino mostrò al suo vescovo subito dopo la sua dipartita. Difatti nei documenti storici si legge che sulla sua tomba si riversarono da subito migliaia di pellegrini, fedeli malati e infelici in cerca di conforto. “E come in vita cambiò l’acqua in vino per i contadini-scrive ancora il Manfredi- così dopo morte ridiede la salute ai malati, la vista ai ciechi, il passo spedito ai paralitici”.
Tanto si potrebbe ancora scrivere sulle virtù e le opere pie di San Gerardo della Porta ; mi soffermo solamente a sottolineare che forse accanto alla festa frugale, alle manifestazioni annesse, alle polemiche che puntualmente si verificano su alcuni aspetti organizzativi, non sarebbe poi male se nelle nostre scuole, nei centri culturali, nelle sedi deputate, si approfondiscano quegli aspetti storici, culturali e antropologici che portino ad una conoscenza più dettagliata e consapevole di quel periodo di storia potentina e del grande ruolo che in essa svolse in primis Gerardo della Porta: Pellegrino di Pace.