Il Governo Monti sblocca i fondi per la Banda Larga

La notizia è di quelle destinate a lasciare il segno e ad incidere profondamente sullo sviluppo del Paese e del mezzogiorno in particolare. Il Governo ha sbloccato in queste ore bandi per 900 milioni di euro per la Banda larga destinati ad eliminare il digital divide entro il 2014 e a portare l’ultra larga al sud.

Già su questo blog avevo evidenziato la necessità di una imponente accelerata da parte del governo centrale anche a seguito della notizia, non di certo positiva,del taglio inferto dal Governo Berlusconi e dal Ministro Romano ai fondi per la banda larga.

Va dato atto, pertanto, al Governo Monti e ai Ministri Passera e Barca di aver creduto e sostenuto fino alla fine il provvedimento volto a dare ossigeno all’occupazione con una stima di circa 5.000 nuovi posti di lavoro e un contributo di circa 1,2 miliardi di euro al Prodotto interno lordo del Paese.

Il Piano si prefigge in particolare di coprire con l’ultra larga le regioni meridionali  Basilicata, Campania, Calabria, Molise, Sicilia, e raggiungere circa 180 comuni per quasi 4 milioni di cittadini.

Alla Basilicata andranno 54 milioni e al Molise 4 milioni di euro.

Secondo Confindustria Digitale il provvedimento avrà un impatto altamente positivo sulla spesa delle famiglie italiane che risparmieranno circa 2.000 euro dall’ingresso di internet veloce nelle proprie abitazioni.

La palla adesso passa alla Regione, sperando impieghi bene e speditamente i fondi necessari alla implementazione di una infrastruttura fondamentale per la crescita e lo sviluppo dell’economia lucana.

download

COMUNE-UNIVERSITA’: OCCASIONE PERSA PER UN DIBATTITO “APERTO”

Si è tenuto nei giorni scorsi a Potenza un Consiglio Comunale aperto presso l’Università degli studi di Basilicata.

Al di là dei convenevoli di rito tra le due istituzioni e l’elenco delle cose fatte per rendere le due realtà sempre meno estranee l’una all’altra , è balzata agli occhi l’assenza di buona parte del mondo accademico, degli studenti che vivono l’Università (eccezion fatta per i rappresentanti) e, soprattutto, dopo  una prima lettura dei resoconti prodotti, non v’è traccia di una disamina approfondita sul ruolo che l’Università può avere nel  ”guidare” una nuova stagione di sviluppo anche al servizio della città capoluogo.

Difatti , il ruolo dell’Università nel Paese sta profondamente cambiando. Lo sviluppo non passa più solo dalle direttrici impartite dal governo o dagli enti locali ma, anche e soprattutto, da nuove strategie promosse e condotte dagli attori del territorio.

A livello nazionale, ad esempio, aumentano i casi in cui è l’Università in primis a rendersi protagonista di una nuova stagione di sviluppo, “offrendo” la sua conoscenza alle imprese del territorio, facilitando quei processi di contaminazione fra le aziende innovative e diventando strumento di condivisione di esperienze e know-how.

Occorre creare, anche a Potenza, un ecosistema in grado di generare un circolo virtuoso tra le sue diverse componenti: sistema formativo/universitario, sistema di comunicazione/media, sistema finanziario, sistema politico/associativo. Forse non bastano più gli eventi e le manifestazioni sporadiche.

A tal pro, al  dibattito  andavano  invitate e coinvolte  le altre Istituzioni, il mondo della ricerca privata, le aziende che operano nelle ICT, i giovani potentini che fanno start up e il mondo associativo per aprire un confronto vero e soprattutto per agevolare uno  scambio di esperienze  utile a delineare una nuova stagione di crescita del territorio e definire il ruolo che ogni attore può giocare in questo campo.

In tempi non sospetti  abbiamo chiesto all’ Università di Basilicata di dare un primo segnale in tale direzione e di attrezzarsi nel breve a divenire un Incubatore Universitario a disposizione del territorio, ovvero una struttura creata a sostegno di aspiranti imprenditori, con l’intento di agevolare la nascita di imprese innovative a Potenza.

E’ su questo che Comune, Università e altri Enti dovrebbero sintonizzarsi e provare a fare fronte comune anche per arginare la fuga di cervelli oltre confine.

Speriamo in una prossima e più feconda occasione.

san-gerardo

San Gerardo della Porta: una storia da conoscere e amare

Perché e come avvenne la canonizzazione di Gerardo della Porta da Piacenza vescovo di Potenza fino al 1119, anno della sua dipartita terrena?
Ebbene in questi giorni di festa incuriosito dalla questione ho ripreso in mano il libro di don Gerardo Messina “Dal Po al Basento”, in cui si ripercorrono le vicende storiche più importanti e dettagliate della vita del Santo Patrono e della festa a lui dedicata.
Rileggendo il paragrafo relativo all’evento annoto che il vescovo di Potenza, venne proclamato Santo (secondo alcuni nel 1120) con il rito della “viva voce” ovverosia mediante la pronunzia orale diretta da parte del Papa di allora, Callisto II. Tutto ciò ovviamente dopo che lo stesso Pontefice aveva ricevuto parere favorevole da una commissione preposta che aveva il compito di esaminare la vita e le virtù di Gerardo della Porta.
Cosa davvero particolare ed insolita se confrontata con i tempi di oggi poichè la Chiesa non si esprime se non dopo aver istituito e seguito il tradizionale iter , che dura in genere molti anni, chiamato processo canonico. Tra le altre cose, negli ultimi decenni, è richiesto che vengano riconosciuti dei miracoli attribuiti all’intercessione della persona oggetto del processo. La Congregazione per le cause dei Santi si esprime in genere solo dopo l’accertamento di episodi che la scienza non sà spiegare e solo dopo aver esaminato dettagliatamente tutte le testimonianze o documenti ricevuti.
Nonostante le ovvie difficoltà di conservazione e trasmissioni delle fonti, nella storia del nostro Patrono, un miracolo ci fu e venne menzionato. Forse fu anche per questo che la Chiesa dopo solo un anno dalla morte e sottolineo un anno, ritenne giusto decretare la canonizzazione di San Gerardo.
A farne accenno fu il vescovo Manfredi, successore di San Gerardo, il quale riferì che durante un tragitto in periodo estivo , il Santo in compagnia di chierici, fedeli e monaci giunse in una località della città detta Santa Maria; i suoi compagni di viaggio piegati dalla sete e oppressi dalla calura avrebbero desiderato bere un po’ di vino.
Il Santo impietosito da quella richiesta, dispose di farsi portare dell’acqua da una vicina fonte (localizzabile nell’attuale via Angilla Vecchia) e invocata la benedizione celeste la mutò in vino.
Il biografo scrive di non essere stato presente all’accaduto ma di averlo appreso dopo la morte di Gerardo poiché, per suo esplicito volere, chiese ai presenti di giurare che del fatto non ne dovevano fare parola almeno fino alla sua morte.
Di questo miracolo si parla sia nella “Historia” dello storico Rendina che in “Dell’Historia Ecclesistica di Piacenza” di Campi. Avvenimento successivamente raffigurato dal dipinto di Mario Prayer che immortala il miracolo nel disegno visibile nella Cattedrale di Potenza fortemente voluto dall’indimenticabile Mons. Bertazzoni nel 1933.

Ma c’è un altro motivo che indusse la Chiesa a concedere la canonizzazione del Nostro così celermente e senza esitazione alcuna, ed è un motivo altrettanto importante e significativo al pari del miracolo stesso. Sto parlando di quella imponente manifestazione di pietas cristiana che attraverso l’affetto, l’amore e la devozione il popolo potentino mostrò al suo vescovo subito dopo la sua dipartita. Difatti nei documenti storici si legge che sulla sua tomba si riversarono da subito migliaia di pellegrini, fedeli malati e infelici in cerca di conforto. “E come in vita cambiò l’acqua in vino per i contadini-scrive ancora il Manfredi- così dopo morte ridiede la salute ai malati, la vista ai ciechi, il passo spedito ai paralitici”.
Tanto si potrebbe ancora scrivere sulle virtù e le opere pie di San Gerardo della Porta ; mi soffermo solamente a sottolineare che forse accanto alla festa frugale, alle manifestazioni annesse, alle polemiche che puntualmente si verificano su alcuni aspetti organizzativi, non sarebbe poi male se nelle nostre scuole, nei centri culturali, nelle sedi deputate, si approfondiscano quegli aspetti storici, culturali e antropologici che portino ad una conoscenza più dettagliata e consapevole di quel periodo di storia potentina e del grande ruolo che in essa svolse in primis Gerardo della Porta: Pellegrino di Pace.